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Ogni anno, nel momento in cui milioni di italiani si siedono a compilare la dichiarazione dei redditi, una firma decide la destinazione di centinaia di milioni di euro verso enti del Terzo Settore, istituti di ricerca, associazioni sportive e realtà culturali.
Si tratta del 5×1000 e i dati più recenti, risalenti all’anno fiscale 2024, fotografano la sua crescita costante: sono stati 17.964.126, infatti, i cittadini che hanno destinato la quota a uno degli enti ammessi alla ripartizione, con un incremento di oltre 700.000 firme rispetto all’anno precedente.
Cresce in particolare la quota delle scelte espresse, quelle che indirizzano il contributo a un ente individuato per codice fiscale: l’incremento è del 5,2%, a fronte di una flessione dell’1,3% delle destinazioni generiche, dirette a una categoria senza specificare il beneficiario. L’incremento progressivo dei firmatari conferma la solidità dell’intuizione che ha portato all’istituzione di questo strumento, ormai vent’anni fa.
Vent’anni di 5×1000: dalla sperimentazione alla stabilizzazione
Era il 2006 quando il 5×1000 entrava per la prima volta nelle dichiarazioni dei redditi degli italiani. La sua introduzione, prevista in via sperimentale dai commi 337-340 della legge 23 dicembre 2005 n. 266 (legge finanziaria per il 2006), nasceva con un obiettivo chiaro: offrire ai contribuenti la possibilità di indirizzare una piccola quota delle proprie imposte verso enti impegnati in attività socialmente rilevanti, dal volontariato alla ricerca scientifica, dalle Onlus agli enti di ricerca sanitaria e universitaria. Lo strumento metteva in pratica il principio della sussidiarietà fiscale, lasciando al singolo cittadino una porzione di scelta sulla destinazione del proprio gettito.
L’adesione iniziale fu massiccia: già nel primo anno di applicazione, circa 16 milioni di contribuenti vi aderirono, per un totale di 345 milioni di euro. Il consenso convinse il legislatore a confermare il meccanismo nelle leggi finanziarie successive, attraverso una serie di proroghe annuali che hanno accompagnato il 5×1000 per quasi un decennio. Nel corso di questo periodo, le categorie dei beneficiari si sono progressivamente ampliate, con l’inclusione di ambiti come la tutela dei beni culturali e paesaggistici e le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI con finalità sociali.
Il passaggio decisivo è arrivato con la legge 190 del 23 dicembre 2014 (legge di stabilità 2015), che ha stabilizzato definitivamente il 5×1000 facendolo uscire dalla logica delle proroghe annuali e trasformandolo in una voce permanente del sistema fiscale italiano. Da questo momento gli enti beneficiari hanno una garanzia di continuità che permette una progettualità di medio e lungo periodo.
Pochi anni dopo, la riforma del Terzo Settore – avviata con la legge delega 106/2016 e proseguita con il decreto legislativo 117/2017, il Codice del Terzo Settore – è intervenuta per riordinare l’intero comparto degli enti non profit, introducendo criteri più chiari per l’iscrizione, obblighi di rendicontazione pubblica e controlli più strutturati. È un passaggio che pone le basi per la fase successiva del 5×1000, segnata dall’avvio del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.
Il Runts e l’allargamento del panorama dei destinatari
Con l’entrata in vigore del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore nel 2022, il bacino dei possibili destinatari del 5×1000 si è trasformato radicalmente. L’iscrizione al Runts vale infatti anche come accesso al cinque per mille e questo automatismo ha fatto crescere in modo significativo il numero degli enti ammessi: si è passati da meno di 20.000 realtà presenti prima della riforma a circa 97.000 enti oggi iscritti come potenziali beneficiari.
A un panorama così ampio corrispondono nuove esigenze. Il contribuente che vuole esprimere una scelta consapevole ha bisogno di strumenti per orientarsi e gli enti destinatari sono chiamati a dimostrare la qualità del proprio lavoro attraverso meccanismi di trasparenza sempre più stringenti. La riforma del Terzo Settore ha sistematizzato queste esigenze, introducendo obblighi che oggi rappresentano una base comune per tutti gli enti iscritti al Runts.
Trasparenza e rendicontazione: la qualità che fa la differenza
Il quadro normativo prevede che ogni ente beneficiario del 5×1000 sia tenuto a presentare, entro un anno dalla ricezione delle somme, un rendiconto dettagliato dell’utilizzo dei fondi e una relazione illustrativa delle attività realizzate.
Questi documenti, depositati presso l’amministrazione di riferimento – il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per gli Enti del Terzo Settore, il Ministero della Salute per gli enti di ricerca sanitaria, il Ministero dell’Università e della Ricerca per quelli scientifici – costituiscono il primo livello di garanzia per il contribuente che ha espresso la propria scelta.
Su questa base normativa, alcune realtà adottano standard più rigorosi. Tra gli indicatori di qualità rientrano i processi di selezione dei progetti finanziati basati su valutazioni indipendenti, l’adozione di sistemi di gestione certificati secondo norme internazionali, la pubblicazione di bilanci sociali approfonditi e la trasparenza sui criteri di assegnazione delle risorse.
Per approfondire nel dettaglio tutti i passaggi da seguire per devolvere questa quota dell’imposta sul reddito, è possibile consultare la guida su come funziona il 5×1000 sul sito di Fondazione Telethon, ente tra i più importanti nel panorama della ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare.
In questo modo, il contribuente avrà modo di procedere senza errori e dare un contributo concreto nel sostenere attività di interesse generale, rafforzando il proprio senso civico.
