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Addio a una delle ultime grandi dive della canzone italiana. Venerdì sera si è spenta Ornella Vanoni, una delle voci e personalità più importanti della musica e dello spettacolo del nostro Paese. Un malore l’ha stroncata nella sua casa milanese all’età di 91 anni.
“Non so se arrivo a Natale” era il suo leitmotiv da alcuni anni a questa parte, ribadito all’ultimo Salone del Libro di Torino lo scorso maggio. Una frase diventata oggetto di meme e gif, un passaggio quasi obbligato per arrivare alle nuove generazioni. Il personaggio schietto e travolgente che supera l’artista raffinata, un’equazione inevitabile creata dal mondo internettiano negli ultimi anni. Lei però viveva tutto ciò a proprio agio, vedasi le ospitate ridanciane a Che tempo che fa tra l’aneddotico e il futuribile, il politicamente scorretto e l’affettuoso.
Le canzoni dialettali e i grandi ospiti internazionali
Di Ornella Vanoni però resterà la sua immensa carriera, nata negli anni Cinquanta al Piccolo di Milano grazie all’intuito di Giorgio Strehler, di cui diventa amante a poco più di vent’anni. Uno scandalo per i tempi.
Il grande regista le cuce addosso il suo primo repertorio musicale con una stoffa grezza ma dignitosa che con lei si trasforma in organza: le “canzoni della Mala”. Ma Mi, Le mantellate, Sentii come la vosa la sirena sono delle perle che la introducono nel mondo dello spettacolo. Lei, figlia della buona borghesia meneghina, canta di furfanti, banditi e bettole. Due facce della stessa medaglia, mondi antitetici ma incredibilmente vicini, vivi. Una Milano lontana da quella che conosciamo adesso.
Il dialetto meneghino non è stato un limite alla sua carriera ma un importante trampolino di lancio. Da lì, infatti, la scoperta della scuola genovese cantautorale con Gino Paoli. Da questo connubio nascono non solo gemme musicali, ma una storia d’amore trasformata poi in amicizia granitica. Una coppia superba, nell’arte e nella vita.
Descrivere la carriera artistica di Ornella Vanoni rischierebbe di scadere nel didascalico. Le sue collaborazione le hanno aperto orizzonti fino ad allora sconosciuti. Dal cantautorato embrionale sopracitato alla saudade brasiliana con Toquino, Chico Buarque de Hollanda e Vinicius de Moraes, dal jazz con Gerry Mulligan, Bill Evans e Herbie Hancock alle collaborazioni più recenti con Elodie e Annalisa. Un tourbillon musicale e stilistico senza eguali nel canzoniere italiano.
Il ricordo della sua Milano
Mondi e stili diversi che non hanno mai intaccato la sua milanesità. Schietta ma elegante, ironica e intelligente. Milano ha sempre celebrato la sua persona, l’ultima volta con la consegna della laurea Honoris Causa in “Musica, Culture, Media, Performance” dall’Università Statale.
Proprio dalle istituzioni cittadine sono arrivate i primi messaggi di cordoglio. Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura, ha ricordato “una donna e artista unica e indescrivibile”. Il Blue Note Milano ha voluto ricordare “la voce, l’ironia tagliente e la dolcezza” della cantante.
Camera ardente e funerali
L’ultimo saluto a Ornella Vanoni si terrà lunedì 24 novembre nella chiesa di San Marco nel quartiere di Brera. La camera ardente, allestita presso il Piccolo Teatro di via Rovello, sarà aperta fino a domani alle ore 13. (Oggi sarà aperta fino alle 14. Domani dalle 10 alle 13). Per sua stessa espressione, ci sarà il suo amico Paolo Fresu a suonare durante il funerale.
