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Valtellina oltre le Olimpiadi: viaggio tra vigne terrazzate e panorami da sogno

C’è una valle che, mentre il mondo guarda alle piste di Bormio e Livigno per le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, sceglie di raccontarsi anche attraverso i suoi sapori, i suoi vigneti aggrappati alla montagna e le sue storie. È la Valtellina, che in questi giorni olimpici accende i riflettori sull’identità forte di valle alpina, diventando protagonista non solo delle gare ma di un racconto dal respiro ben più ampio.

Proprio da questa suggestione siamo partiti per un viaggio che, dalla bellezza solida e composta di Sondrio si addolcisce nei panorami costruiti dalle vigne terrazzate, per raccontare cosa vedere in Valtellina durante l’anno olimpico – e perché vale la pena fermarsi, anche oltre lo sport invernale.

Tra i vigneti dei “retici”: dormire sospesi sulla valle

Il nostro soggiorno comincia a Poggiridenti, al Wine Hotel Retici Balzi, boutique hotel immerso tra i vigneti che disegnano la costa soliva della valle. Il nome richiama i “retici”, le storiche terrazze vitate sostenute da muretti a secco – 2.500 chilometri in totale – che fanno della Valtellina il territorio viticolo terrazzato più esteso della Lombardia, con 820 ettari coltivati.

Dalla terrazza lo sguardo abbraccia filari ordinati che sembrano arrampicarsi verso il cielo. Qui il Nebbiolo delle Alpi – localmente chiamato Chiavennasca – prende forma nei Valtellina Superiore DOCG, nello Sforzato di Valtellina DOCG, nel Rosso di Valtellina DOC e negli IGT Alpi Retiche. Numeri che raccontano un’economia viva: oltre 22 mila ettolitri prodotti e più di 22 milioni di euro di impatto sul territorio.

Dopo una giornata tra montagne e borghi, la piccola spa dell’hotel diventa un rifugio silenzioso al freddo pungente, mentre fuori le luci della valle iniziano ad accendersi. Il ritorno in camera ricorda ancora una volta il luogo: ogni stanza si chiama infatti come una denominazione di Nebbiolo, con grandi bottiglie ben impresse sulla porta. Impossibile perdersi.

Cena tra le vigne: la Valtellina nel piatto

La serata prosegue al Ristorante Il Poggio, immerso tra i filari. Qui la tradizione gastronomica non è un esercizio di nostalgia, ma un racconto contemporaneo radicato nel territorio.

La Bresaola della Valtellina IGP, che da sola vale oltre l’84% del valore alla produzione del Distretto, arriva in tavola insieme alle altre specialità tipiche della montagna, tra formaggi e insaccati. Seguono i pizzoccheri della Valtellina, simbolo di convivialità alpina, e i formaggi Bitto DOP e Valtellina Casera DOP, pilastri della produzione casearia valtellinese.

Vero spettacolo è però lo Tzigoiner. Fette sottili di carne di manzo avvolte intorno a un grosso spiedo di legno di pino e cotte alla brace. Vederlo cuocere nel grande caminetto e addentarlo dall’ingombrante spiedo è un’esperienza 100% valtellinese.

Piccola nota piacevole: durante le Olimpiadi sarà possibile gustare alcuni dei sapori tipici valtellinesi anche a Milano. Nella lounge “Voce di Aimo e Nadia” in piazza della Scala si potranno infatti assaggiare le eccellenze DOP e IGP della Valtellina entrano nel menu grazie alla collaborazione con lo chef valtellinese Alessandro Negrini.

Chiuro e la storia del vino: la Cantina Nino Negri

Il giorno dopo ci spostiamo a Chiuro, alla Cantina Nino Negri, una delle realtà più rappresentative dell’antichissima storia vitivinicola della Valtellina. Fondata nel 1897, ha sede in un palazzo quattrocentesco, sotto il quale si snodano le suggestive cantine su quattro livelli: un viaggio nel tempo tra botti centenarie e corridoi in pietra, dove la temperatura resta costante e il silenzio profuma di legno e mosto.

Sotto le strade in acciottolato del paese, esempio tipico di centro urbano della Valtellina, il vino delle cantine Negri fermenta e matura per dare vita alle etichette storiche del territorio, dal Valtellina Superiore allo Sforzato, realizzato tramite la macerazione dell’uva in grandi stanze chiamate “fruttaie”, lasciando che il vento e il tempo concentrino gli zuccheri degli acini e diano corpo a un vino dal sapore unico. Si può dunque dire che gli abitanti di Chiuro “dormano sul Nebbiolo”.

Sondrio, tra Castel Masegra e Scarpatetti

Capoluogo raccolto e discreto, Sondrio durante i Giochi si trasforma in uno dei luoghi in cui vivere l’atmosfera olimpica. In piazza Garibaldi è allestita un’area dove seguire le gare in diretta, mentre la rassegna “Valtellina Winter Events” anima la città con degustazioni, musica ed eventi collaterali.

Ma oltre l’evento, Sondrio merita una visita tra le sue strade in pietra dall’aspetto di apparente severità nordica. Da Castel Masegra, che domina l’abitato, si scende verso il centro storico passando per l’antico quartiere contadino di Scarpatetti: case in pietra, scalinate strette, edicolette votive e scorci improvvisi sulla valle. È una città che non alza la voce, ma custodisce una stratificazione di storie, palazzi nobiliari e vicoli scenografici.

Il pranzo del Grand Hotel della Posta – elegante dimora storica recentemente ristrutturata – chiude idealmente l’itinerario urbano, tra volte in pietra naturale e affreschi ottocenteschi sotto cui gustare piatti della tradizione valtellinese reinterpretati con classe e ricercatezza, senza snaturare.

Non solo sport: Bormio e Livigno tra gare e territorio

Se Bormio e Livigno sono al centro delle competizioni olimpiche, sono anche tappe di un racconto più ampio. Durante tutto il periodo dei Giochi, la Valtellina è presente con eventi, degustazioni e spazi dedicati alla stampa e ai visitatori, dal Main Media Center di Milano alla Media Lounge Area del Pentagono a Bormio, fino a Casa Valtellina al Fan Village di Livigno.

È un’occasione unica per scoprire che dietro l’adrenalina delle discese c’è un territorio agricolo e produttivo di primo piano: una filiera che rende la provincia di Sondrio la prima in Lombardia per prodotti agroalimentari tradizionali (44 in totale).

Perché andare in Valtellina nel 2026 (e oltre)

Le Olimpiadi e Paralimpiadi 2026 sono una lente d’ingrandimento. Amplificano ciò che la Valtellina è da sempre: un territorio verticale, dove la montagna impone fatica e restituisce autenticità. Dove i muretti a secco raccontano secoli di lavoro, i vigneti sfidano la pendenza e i prodotti DOP e IGP sono espressione di una cultura alpina concreta e identitaria che non si è mai arresa alla semplificazione.

È una valle che non ha bisogno di effetti speciali per farsi ricordare: basta camminarci dentro, assaggiarla, attraversarla con calma. E forse è proprio questo il suo punto di forza. Mentre il mondo corre, la Valtellina continua a fare quello che ha sempre fatto: custodire la sua identità, senza gridarla.