
Non più ragazzo della porta accanto, ma cupo, indecifrabile, spigoloso: in Nottetempo ritroviamo Pasotti (L’ultimo bacio, Voce del verbo amore, La grande bellezza) in un ruolo per lui insolito. Il suo Matteo è un appassionato di rugby, “il gioco da bestie giocato da gentiluomini” che, nella sua violenza, risponde a un bisogno di ordine e di rivalsa su una vita che sembra scorrere sempre uguale, come le strade di provincia che percorre con la sua volante. Poco prima dell’esplosione del bus, un dejà-vu misterioso provoca in lui il desiderio di trasferirsi altrove e di ricominciare da capo la sua vita. La sua decisione cambierà per sempre il suo destino e quello di coloro che lo seguono in una folle corsa contro il tempo.
L’altra protagonista del film è la notte con il suo caos ordinato, le storie sospese e il silenzio che sembra inghiottire tutto: malinconia, male di vivere, silenzi e momenti inaspettati di azione. Con il suo stile asciutto ed evocativo Nottetempo viene in alcuni penalizzato da uno script non sempre coerente, ma il risultato finale è una prova coraggiosa, un film autentico e stilisticamente raffinato.
Il nostro voto: 6 e mezzo
Una frase: “Una volta sola e poi sparisco per sempre” (Matteo)
Per chi: ama la notte.
