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Le linee guida diffuse dalla Commissione europea l’8 maggio 2026 mettono nero su bianco quello che chi ha un volo prenotato per le prossime settimane vorrebbe sapere: nessuna compagnia può aumentare retroattivamente il prezzo di un biglietto già acquistato, nemmeno con la motivazione del rincaro del cherosene legato alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz. Bruxelles avverte però che, se la guerra in Iran dovesse prolungarsi, sono possibili ritardi, cancellazioni e tempi di percorrenza più lunghi. Per questo conviene avere chiaro, prima ancora di mettere piede in aeroporto, cosa la normativa europea garantisce a chi resta a terra.
Linee guida UE su Hormuz: niente sovrapprezzi sui biglietti già pagati
Il punto operativo delle indicazioni di Bruxelles è duplice. Da un lato, la Commissione conferma che il Regolamento CE 261/2004 sui diritti dei passeggeri resta pienamente in vigore, anche durante la crisi del carburante. Dall’altro, chiarisce che le compagnie non possono trasferire al consumatore i rincari del cherosene attraverso supplementi applicati dopo l’acquisto: il prezzo del biglietto è quello che il viaggiatore vede al momento della prenotazione. Le linee guida toccano anche slot aeroportuali, pratiche di anti-tankering e uso di carburanti alternativi importati dagli Stati Uniti. Nei prossimi giorni saranno le scelte delle singole compagnie a definire l’impatto reale sui voli: Lufthansa ha già annunciato la cancellazione di 20.000 voli short-haul fino a ottobre, secondo i dati raccolti da Il Post sulla base di un’analisi Cirium ripresa dal Financial Times.
Assistenza in caso di ritardo: pasti, albergo, comunicazioni
Quando un volo subisce un ritardo prolungato, l’articolo 9 del Regolamento 261/2004 obbliga la compagnia a garantire assistenza materiale. La voce comprende pasti e bevande in quantità ragionevole rispetto all’attesa, sistemazione in albergo se è necessario pernottare e il trasferimento dall’aeroporto alla struttura ricettiva. È previsto anche il diritto a effettuare due comunicazioni gratuite, a scelta tra telefonate, email, SMS o fax, per avvisare familiari o chi vi attende a destinazione. L’assistenza è dovuta a prescindere dalla causa del ritardo: anche quando la compagnia non sarà tenuta a versare un compenso pecuniario, deve comunque garantire vitto e alloggio.
Le soglie di tempo cambiano in base alla distanza
Il diritto all’assistenza scatta a soglie diverse a seconda della tratta. Per i voli fino a 1.500 chilometri, in pratica la maggior parte dei collegamenti europei a corto raggio, sono sufficienti due ore di ritardo. Per i voli intracomunitari oltre i 1.500 chilometri e per tutti gli altri voli tra 1.500 e 3.500 chilometri la soglia sale a tre ore. Per i voli extraeuropei oltre i 3.500 chilometri occorrono quattro ore di ritardo. Sono i parametri stabiliti dall’articolo 6 del Regolamento 261/2004 e ribaditi nelle Interpretative Guidelines della Commissione del 25 settembre 2024.
Compenso forfettario: tra 250 e 600 euro per ritardi superiori a tre ore
È la parte che molti viaggiatori ignorano. Oltre all’assistenza, chi arriva a destinazione con almeno tre ore di ritardo ha diritto a una compensazione pecuniaria forfettaria, indipendente dal prezzo del biglietto. Il principio è stato fissato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la sentenza Sturgeon del 2009 (cause C-402/07 e C-432/07) e confermato nel 2012 con la sentenza Nelson (C-581/10), che ha equiparato i ritardi lunghi alle cancellazioni ai fini dell’articolo 7 del Regolamento. Gli importi sono di 250 euro per i voli fino a 1.500 chilometri, 400 euro per i voli intra-UE oltre 1.500 chilometri e per gli altri tra 1.500 e 3.500 chilometri, 600 euro per i voli oltre 3.500 chilometri. Il compenso è dovuto in aggiunta al rimborso del biglietto, non in alternativa, e va richiesto direttamente alla compagnia.
Oltre le 5 ore: rimborso senza penali e voli in coincidenza
Quando il ritardo raggiunge o supera le cinque ore, il passeggero può rinunciare al volo e ottenere il rimborso integrale della parte di viaggio non effettuata, senza pagare alcuna penale. Se l’itinerario prevede una coincidenza con lo stesso vettore e il ritardo del primo segmento fa perdere il volo successivo, la compagnia deve garantire un riavvicinamento alla destinazione finale al più presto possibile oppure, in alternativa, il rimborso completo del biglietto e il ritorno gratuito al punto di partenza iniziale. La scelta spetta al passeggero, non alla compagnia.
Le “circostanze eccezionali”: quando il compenso non è dovuto
L’articolo 5, paragrafo 3, del Regolamento esclude il compenso pecuniario quando il disagio dipende da circostanze eccezionali che non si sarebbero potute evitare anche adottando tutte le misure ragionevoli. Maltempo estremo, scioperi del personale di terra non dipendente dal vettore, allerte di sicurezza e instabilità politica nei Paesi sorvolati rientrano tradizionalmente in questa categoria. La Commissione, nel comunicato dell’8 maggio, lascia intendere che una carenza fisica di carburante legata alla crisi di Hormuz potrebbe configurarsi come circostanza eccezionale: in quel caso resterebbe l’obbligo di assistenza e di rimborso del biglietto, ma decadrebbe il diritto al compenso forfettario. La parola finale, in caso di contenzioso, spetta al giudice.
Come far valere i propri diritti
Il primo passo è inviare un reclamo scritto alla compagnia aerea, allegando carta d’imbarco, prenotazione e ogni prova del ritardo. Se la compagnia non risponde entro sei settimane o respinge la richiesta, il passeggero può rivolgersi all’ENAC, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, autorità italiana competente per i voli in partenza dall’Italia e per quelli in arrivo da Paesi extra-UE operati da vettori europei. In alternativa esistono agenzie specializzate che gestiscono il reclamo trattenendo una percentuale del rimborso, soluzione comoda ma più costosa rispetto alla richiesta diretta. Il diritto al compenso si prescrive in due anni dalla data del volo secondo il Codice della Navigazione italiano, anche se sentenze della Cassazione hanno talvolta riconosciuto termini più lunghi: meglio non aspettare.
