
Nel 2012, infatti, Stefano Accorsi aveva interpretato Il Furioso Orlando, spettacolo sperimentale diretto da Marco Baliani in cui i versi dell’Ariosto venivano riletti in chiave ludico-erudita. Ora Accorsi prosegue questo percorso inventivo sempre supportato dalla regia di Baliani, questa volta però presente anche sulla scena in qualità di co-interprete.
L’Orlando Furioso letto come un gioco sprizzante e vitale; una giostra dove si alternano e si sfidano cavalieri paladini e maomettani e dove, in un girovagare ciclico e fiabesco, le storie si evolvono seguendo il rimo delle parole in rima e di colpo si interrompono, si perdono, restano sospese, in attesa di riprendere il filo del discorso.
Stefano Accorsi si fa carico di incarnare tutti i vari personaggi della storia, rivestendo tutta l’ampia gamma sentimentale ed emotiva del poema ariostesco. Accorsi tiene le fila dei vari percorsi e si fa contemporaneamente paladino e cantore.
Le due storie d’amore (Orlando innamorato di Angelica e Bradamante ardente di passione per il saraceno Ruggiero) sono al centro della messa in scena, ma grazie al gioco di voci e al trasformismo corporeo viene evocato tutto il compendio di figure secondarie e non, creature fantastiche e esseri umani, il tutto corredato da elementi di improvvisazione.
Baliani, invece, incarna una sorta di fool shakespeariano che interrompe la narrazione, commenta, indirizza il racconto a suo piacimento, riflette, suggerisce e spiazza il cantore e paladino, configurandosi come figura ingombrante che interviene anche laddove non richiesto e da il suo contributo attivo alla messa in scena. Una figura sospesa tra il coro greco e il regista teatrale che mette becco nell’opera in divenire.
Adattamento teatrale e regia, come detto, sono a cura di Marco Baliani: le scene sono firmate da Mimmo Paladino, i costumi da Alessandro Lai.
