
Vedovo da nove anni, Odoardo decide di partire a bordo di una 500 alla ricerca del suo primo amore, Gisele, che aveva amato appassionatamente da giovane e alla quale aveva dovuto rinunciare perché non era “quella da sposare”. E lo decide a dispetto dei suoi 68 anni, del buon senso e del malumore della figlia.
La voce narrante è quella del nipote Giovanni. È lui che ricompone i tratti di Odoardo gradualmente, facendoli emergere pian piano dai suoi racconti: il rapporto con la moglie, il rimpianto per la donna amata in gioventù, la casa frutto delle fatiche di una vita, le sue idiosincrasie caratteriali e la paura di essere escluso dalla vita a causa della sua vecchiaia.
Non è un processo lineare, è piuttosto la ricostruzione di un puzzle complesso, utile a fornirci un quadro tutto intero. Per il lettore è una lenta scoperta, un processo simile a quello che accade a ciascuno di noi, in famiglia, quando ricomponiamo le figure dei nostri cari nel tempo, man mano che cresciamo.
“La vicenda è basata su fatti in buona parte reali – racconta Alberto Cristofori a Milano Weekend – e prende vita sulla carta grazie a un personaggio letterario, che vive sulla pagina, a prescindere dal modello reale”. Ma il viaggio di Odoardo renderà evidente anche come Gisele sia diventata, nel tempo, “un’immagine mentale, una figura della sua fantasia, una sorta di dantesca Beatrice” e diventa l’occasione, per il lettore, di scoprire o riscoprire tutto un mondo “minimo” fatto di incontri, ricordi, persone-personaggi, modi di dire, non senza una punta di divertimento.
Cristofori dipinge con grazia il mondo appena trascorso e ce lo fa assaporare con delicatezza. Ci restituisce la figura del nonno dopo averla amata e compresa profondamente. Ce ne racconta il suo percorso umano, le sue emozioni, le sue singolarità e le sue debolezze che, proprio perché peculiari, rendono Odoardo unico agli occhi del nipote e ai nostri.
