Dai veloci ascensori di vetro che in pochi secondi spediscono i visitatori del Museo del Novecento di Milano dal piano terra al quarto, si vedono le finestre di Palazzo Reale. Da una di queste si scorgono i profili smozzicati delle colonne della Sala delle Cariatidi, lasciata per scelta intatta dopo i bombardamenti su Milano del 1944, testimone immobile di ciò che rappresenta la guerra.
In quella sala inizia la storia di un’opera difficile, che ancora oggi crea interrogativi e cautele. Un grande collage lungo dieci metri e alto tre che racconta una caduta lunga anni, quella del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, partita dalla finestra del quarto piano della Questura di Milano il 15 dicembre 1969.
L’anarchico Pinelli e Enrico Baj: un gioco senza ironia
Il quadro I funerali dell’anarchico Pinelli è stato realizzato da Enrico Baj, artista già famoso e quotato all’epoca dei fatti, con un’urgenza febbrile. Nastri, fiocchi, medaglie e nappe di tende affollavano lo studio di Vergiate, mentre le figure prendevano i loro contorni.
“In tutte le opere del Baj c’è una punta di ironia, in questa no. In questa c’è tutta la sua serietà.” commenta la moglie Roberta Cerini, ora responsabile dell’Archivio Baj.
L’esposizione è prevista per il 17 maggio 1972 nella Sala delle Cariatidi, dove alcuni anni prima era stato portato, grazie anche alla mediazione dello stesso Baj, Guernica, il monumento di Pablo Picasso contro la guerra e la sua tragedia.
Quella mattina però tutto si ferma: Luigi Calabresi, il commissario sul quale si era riversata la colpa della morte di Pinelli, viene ucciso davanti alla sua casa di via Cherubini. Il quadro di Baj non può essere presentato. La mostra viene chiusa, il catalogo stampato in 2000 copie, ritirato.
Da quel giorno I funerali dell’anarchico Pinelli non sarà più messo in mostra in Italia, fino al 2024, in occasione della mostra che Palazzo Reale ha dedicato ai 100 anni del grande artista milanese. Proprio in quell’occasione il Museo del Novecento di Milano ha deciso di acquistare l’opera ed esporla nella sua collezione permanente, all’interno della Galleria Gesti e processi (Anni 60-90) in una sala dedicata affacciata su Piazza del Duomo.

Entrando nella sala la tragedia dell’opera assale lo spettatore, entrando direttamente nel suo spazio: la relazione con Guernica è chiara nei visi deformati, nelle mani protese e nelle bocche spalancate. Pinelli esce dalla superficie del quadro e cade in una caduta senza fine tra due gruppi di folla: da un lato la polizia, l’ordine, con le medaglie e i cinturoni. Mostri con le bocche spalancate e i manganelli alzati verso il cielo in un assalto furibondo. A sinistra del quadro gli anarchici, con gli occhi di bottone che piangono lacrime di vetro, tra le mani le bandiere.
Fuori dalla parete, allo stesso livello degli spettatori, le sagome straziate della moglie e delle due figlie di Pinelli, le bocche aperte in urla disperate nel guardare Pino precipitare nel vuoto.
La sindrome di Baj, si può avere la sindrome di Stendhal per un artista?
Al Museo del Novecento di Milano, accanto a I funerali dell’anarchico Pinelli sarà possibile tramite QR code ascoltare il podcast di Daniele Vaschi La sindrome di Baj, un percorso in cinque puntate audio, più una video, che parte proprio dall’opera che da febbraio 2025 ha finalmente trovato la sua casa a Milano.
Il podcast, prodotto da Storielibere, racconta la lunga e fortunata carriera di Enrico Baj attraverso le voci di chi lo ha conosciuto, a partire da Roberta Cerini Baj, e dello stesso Baj, con materiali recuperati da interviste e registrazioni passate.
Il primo episodio del podcast è uscito su tutte le piattaforme il 13 ottobre, mentre le altre puntate usciranno via via a cadenza settimanale.
