
Artisti come Liu Bolin o Andrea Galvani ingannano lo spettatore attraverso «immagini di immagini» riflesse e finte spazialità, Aldo Mondino, Piero Gilardi e Pino Pascali ricercano lo straniamento del pubblico mediante l’utilizzo di sostanze spesso e volentieri “sperimentali” per le scienze dei materiali.
Sulla stessa scia e con altrettanta ironia si colloca il lavoro di Vik Muniz, la cui fantasia non vede limiti nell’utilizzo di polvere, cioccolato, rifiuti, diamanti, caramello, segatura, zucchero e nonostante i rischi, il risultato è ogni volta una sorpresa. Ancora, lo stravagante Bruno Munari, che è riuscito a fare del paradosso e dell’assurdo il suo “modus operandi”. Macchine inutili, libri illeggibili, forchette parlanti, sculture da viaggio, sono solo alcuni esempi dell’universo rovesciato di questo grande inventore.
Guardando il lavoro di Wim Delvoye alcuni scambieranno per pregiati piatti in ceramica le seghe circolari dipinte in stile azulejos, riposte e ordinate in lucide credenze lignee o le grandi cartine per mappe territoriali chiare e affidabili. Si riconoscono da lontano, le composizioni in colla termofusibile multicolore di Davide Nido, che nonostante la loro dimensione sintetica, riescono ad essere tremendamente optical e pop.
Infine, Michelangelo Galliani e Antonio Trotta cercano l’illusione ottica nel marmo, il primo attraverso sculture realizzate secondo la maestria “classica”, il secondo, con «sculture impossibili» in lotta con i concetti di spazio e tempo, in grado di generare malintesi per via di forma, dettaglio e plasticità del materiale stesso che le compone.
Dal 5 marzo al 22 maggio alla Galleria Giovanni Bonelli
Via Porro Lambertenghi, 6
Dal martedi’ al sabato dalle 11 alle 19 – ingresso gratuito
