Pubblicato in: Mostre

Le mostre da vedere a Milano nel 2026

Il 2026 si avvicina e per Milano non sarà un anno come gli altri: tra febbraio e marzo si terranno le Olimpiadi Invernali di Milano – Cortina 2026, con un programma fittissimo di eventi e attività legate all’evento, che toccherà non solo il mondo dello sport, ma teatri, concerti e ovviamente anche le mostre!

Non solo Olimpiadi ovviamente: in programma anche una grande mostra sui Macchiaioli a Palazzo Reale fino a Pelizza da Volpedo alla GAM e agli splendidi abiti di Armani in mostra alla Pinacoteca di Brera.

L’articolo è in continuo aggiornamento: iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non perdere nessuna mostra in programma!

Mudec

M.C. ESCHER. Tra Arte e Scienza (fino all’8 febbraio 2026)

Mostra Escher Milano
Maurits Cornelis Escher, Relatività, 1953

La mostra riporta in città dopo dieci anni il genio visionario di Maurits Cornelis Escher (1898-1972), uno degli artisti più affascinanti e riconoscibili del Novecento. Attraverso oltre 90 opere, tra incisioni, acquerelli, xilografie e litografie, affiancate da più di 40 oggetti islamici, il percorso espositivo esplora l’universo grafico dell’artista olandese, noto per architetture impossibili, illusioni ottiche, tassellazioni e metamorfosi.

La mostra indaga il legame tra arte e matematica, l’influenza dell’arte islamica e l’evoluzione di un linguaggio unico capace di fondere logica e immaginazione, Oriente e Occidente. Accanto alle opere iconiche, il visitatore scoprirà disegni preparatori, studi e lavori su commissione che testimoniano la straordinaria versatilità di Escher, in un allestimento arricchito da installazioni multimediali dedicate ai concetti di infinito e tassellazione.

Palazzo Reale

Leonora Carrington (fino all’11 gennaio 2025)

Leonora Carrington, La cucina aromatica di nonna Moorhead, 1975

La mostra, prima personale dedicata in Italia a Leonora Carrington, presenta l’artista come figura poliedrica e visionaria, capace di intrecciare pittura, scrittura, teatro e pensiero critico. Attraverso opere, materiali d’archivio e documenti inediti, il percorso esplora un immaginario che unisce arte, mitologia, ecologia, femminismo e spiritualità, mettendo in luce i legami con l’Italia e le sue radici culturali. Ne emerge il ritratto di una pioniera dell’ecofemminismo e del surrealismo, che ha trasformato l’immaginazione in strumento di resistenza e conoscenza, dando vita a un universo fantastico e sovversivo in cui il quotidiano dialoga con l’alchimia, la fiaba e l’inconscio.

Man Ray (fino all’11 gennaio 2026)

Man Ray, Le Violon d’Ingres, 1924

La retrospettiva in programma a Palazzo Reale permetterà al pubblico di ripercorrere le tappe biografiche e della carriera di Man Ray, grazie alle opere della collezione Lucien Treillard, assistente e ultimo collaboratore dell’artista. Grazie a questo importante nucleo di materiali originali (stampe vintage, negativi, collage, documenti) è possibile documentare la storia di Man Ray dalla nascita (1890, Philadelphia), agli ambienti newyorkesi dove scopre le avanguardie europee e stringe amicizia con Marcel Duchamp, fino all’approdo parigino del 1921. 

Attraverso un percorso tematico (gli autoritratti, le muse, i nudi, le rayografie e solarizzazioni, la moda), questa mostra propone la riscoperta di un artista unico nel suo genere e un geniale pioniere. 

I Macchiaioli (dal 3 febbraio al 14 giugno 2026)

Silvestro Lega, Il Pergolato, 1868

Prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Civita Mostre e Musei e promossa dal Comune di Milano, “I Macchiaioli” si presenta come una delle più importanti e complete retrospettive sul movimento realizzate negli ultimi decenni, per la prima volta in mostra a Milano e – attraverso più di 100 opere in mostra – racconta la breve ma intensa esperienza dei Macchiaioli, rievocandone l’esperimento “nazionale” e il progetto di creazione di un linguaggio pittorico comune e condiviso. 

Un’esposizione che nasce dagli studi più recenti dedicati ai Macchiaioli, condotti dai tre maggiori esperti italiani del movimento. Il progetto espositivo, ideato e curato da Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca, si configura come un’importante occasione di recupero, riflessione e valorizzazione di un capitolo fondamentale della storia dell’arte, che ha contribuito a definire le radici culturali condivise del nostro Paese, offrendo al pubblico una lettura rinnovata e più approfondita della loro esperienza artistica.

Triennale Milano

Ettore SottsassMise en scène (dal 12 dicembre 2025 al 15 febbraio 2026)

Ettore Sottsass Mise en scène_Foto Delfino Sisto Legnani DSL studio
© Triennale Milano

L’esposizione indaga la dimensione più intima della vita di Ettore Sottsass attraverso una ricca selezione di fotografie che documentano momenti diversi, pubblici e privati, del suo percorso personale e professionale. La mostra inaugura un nuovo capitolo della ricerca dedicata alla figura di Sottsass che Triennale Milano porta avanti da anni in collaborazione con Studio Sottsass.

Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano, afferma: «Dal 1976 al 2007, quasi ogni giorno, Ettore e Barbara trasformavano il loro incontro in una storia. Una sequenza di immagini intime e private, ma destinate prima o poi a diventare il racconto pubblico di un amore esposto, vitale, totale. Per anni, la trama di vita narrata da queste centinaia di fotografie è rimasta custodita nei faldoni — ordinati per annualità — conservati da Barbara Radice nel suo appartamento, nel cuore di Milano. Oggi, grazie a Triennale che le ha liberate e rese visibili, queste immagini tornano a essere l’almanacco di un amore intenso, capace forse di sorprendere quotidianamente i suoi stessi protagonisti, fino al punto di spingerli a stupire il mondo con il proprio sentimento».

Il percorso espositivo riunisce circa 1.200 fotografie in bianco e nero e a colori, realizzate tra il 1976 e il 2007, arco temporale che va dall’anno dell’incontro tra Barbara Radice ed Ettore Sottsass fino alla scomparsa dell’architetto. Ne emerge un panorama articolato della loro vita pubblica e privata, tra la casa e i viaggi nel mondo per lavoro o per visite, dove i confini tra sfera personale e dimensione pubblica risultano spesso sfumati. Le immagini sono state scattate in luoghi diversi del mondo: da Milano a Filicudi, dagli Stati Uniti alla Polinesia francese, dall’India all’Iran fino alla Siria.

Il titolo della mostra richiama l’idea di Ettore Sottsass secondo cui la vita, un po’ come nella Commedia dell’Arte, assomiglia a una “messa in scena”, in parte improvvisata, costruita attorno a un canovaccio essenziale.

Pirelli HangarBicocca

This Will Not End Well (fino al 15 febbraio 2026)

Nan Goldin, Picnic on the Esplanade, Boston, 1973

Fino al 15 febbraio 2026, Pirelli HangarBicocca di Milano presenta This Will Not End Well, la prima grande retrospettiva dedicata a Nan Goldin come filmmaker. La mostra riunisce il più ampio corpus di slideshow mai esposto, tra capolavori storici come The Ballad of Sexual Dependency e The Other Side e lavori più recenti come Memory Lost e Sirens, accanto ai due inediti europei You Never Did Anything Wrong e Stendhal Syndrome (2024).

Allestita in padiglioni ideati dall’architetta Hala Wardé come un vero e proprio villaggio, l’esposizione include anche una nuova installazione sonora del Soundwalk Collective, preludio immersivo al percorso. Curata da Roberta Tenconi con Lucia Aspesi, la retrospettiva mette in luce l’approccio di Goldin al mezzo filmico, in cui fotografia, memoria e vita vissuta si intrecciano in un racconto intimo e universale.

Pinacoteca di Brera

Giorgio Armani: Milano, per amore (prorogata fino al 3 maggio 2026)

armani milano brera mostra-min

Per celebrare cinquant’anni di creatività, la Pinacoteca di Brera ospita per la prima volta una mostra sul coerente percorso di stile tracciato da Giorgio Armani attraverso una selezione di abiti, accogliendola nelle sue prestigiose sale con le opere che raccontano l’arte italiana dal Medioevo all’Ottocento.

Giorgio Armani ha più volte dichiarato il suo legame con Brera, il quartiere che aveva scelto per vivere e lavorare e di cui ammirava l’anima duplice, colta e insieme profondamente vitale, con il suo misto di eleganza e libertà artistica. Un rapporto profondo riconosciuto dall’Accademia di Belle Arti, che nel 1993 gli conferì il titolo accademico per la coerenza della sua ricerca di stile, e il rigore con cui ha saputo unire la funzione alla fantasia dell’invenzione.

Più di centoventi creazioni ripercorrono lo stile di Giorgio Armani reimmaginando il percorso della galleria d’arte. Storia pittorica e storia della moda invitano il visitatore a lasciarsi sorprendere da contrasti cromatici e materici. La selezione proviene da ARMANI/Archivio, che preserva e valorizza la visione di Giorgio Armani: un dizionario concettuale che racconta e definisce cinquant’anni di creatività, coerenza ed evoluzione, evidenziando il ruolo della moda nella costruzione e nella trasformazione degli immaginari estetici e culturali.

Fondazione Rovati

I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni (dal 26 novembre al 22 marzo 2026)

mostra giochi olimpici fondazione rovati
GiochiOlimpici_FotoDanielePortanome_075_low

Leggi il nostro approfondimento sulla mostra

Un mostra interamente dedicata alla millenaria storia dei Giochi Olimpici, dai suoi rituali sacri durante l’Antica Grecia fino alle star del mondo dello sport di oggi.

Tra i cimeli più celebri spiccano la maglia appartenuta a Usain Bolt ai Giochi di Beijing 2008, le scarpe di Michael Jordan, i guantoni di Pierre de Coubertin, il giavellotto firmato da Jan Železný e le calzature di Mijaín López Núñez, a Milano per la prima volta dal Museo Olimpico di Losanna.

Tra i reperti più impressionanti in mostra c’è la cosiddetta Tomba delle Olimpiadi, scoperta a Tarquinia nel 1958, a ridosso delle Olimpiadi di Roma, e qui trasportata integralmente.

GAM – Galleria d’Arte Moderna a Milano

Pelizza da Volpedo. I capolavori (dal 26 settembre al 25 gennaio 2026)

Pelizza da Volpedo, Il quarto stato, 1901

Un grande omaggio a oltre un secolo dall’ultima esposizione monografica dedicata all’artista piemontese. Curata da Aurora Scotti e Paola Zatti e co-prodotta con METS Percorsi d’Arte nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026. La rassegna presenta quaranta opere tra dipinti e disegni provenienti da collezioni pubbliche e private, documentando l’intero percorso creativo di Giuseppe Pellizza da Volpedo: dagli esordi realistici alla stagione divisionista fino agli esiti simbolisti. Al centro del percorso, allestito nelle sale della Villa Reale, spicca il celebre Quarto Stato, affiancato da cartoni preparatori e capolavori di artisti coevi come Previati e Segantini, in un dialogo che restituisce la modernità e la complessità di uno dei protagonisti più innovativi della pittura italiana tra Otto e Novecento.

Etichette: